5 mostre a Milano a giugno 2026 da visitare assolutamente

L’estate sta arrivando e la nostra voglia di evadere dalla bollente Milano si fa sempre più insistente. Cosa fare per distrarsi, trovare un fresco rifugio e scoprire qualcosa di nuovo? Andare in giro per musei e gallerie d’arte è sempre una buona scelta! Eccoci qui, dunque, pronti a suggerirvi 5 mostre a Milano a giugno 2026 che, secondo noi, vale la pena visitare. Dato che siamo generosi e ben consapevoli di quanto le visite culturali, ormai, possano rappresentare un hobby oneroso, ne abbiamo inserite ben quattro su cinque gratuite

Questo mese vi portiamo in zona Lambrate per le personali di un’artista argentina che non si fa certo scrupoli a utilizzare con spavalderia il colore e di un artista italiano che riflette sul rapporto uomo/ambiente; in zona Solari per una collettiva che riflette sul concetto di rivolta; in Bicocca per la retrospettiva di un artista cosmopolita che invita il pubblico a interagire con le sue opere architettoniche e, infine, nel Quadrilatero del Silenzio per ammirare disegni e arredi di un grande architetto milanese. Buona lettura!

5 mostre a Milano a giugno 2026 da non perdere

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Amparo Viau – Un Secreto Se Apaga Entre Mis Manos

📍ArtNoble Gallery | fino al 30 giugno 2026
🎟️ ingresso: libero

Classe 91, l’artista argentina Amparo Viau espone per la prima volta una sua personale in Europa, e lo fa negli spazi della galleria d’arte ArtNoble, in zona Lambrate. A caratterizzare il lavoro di Viau sono fondamentalmente due aspetti: un utilizzo spregiudicato ed estremamente audace del colore e una precisione anatomica che rimanda alla tradizione figurativa rinascimentale. 

In mostra, da un unico foglio di carta lungo 40 metri emergono una serie di corpi avvinghiati in pose inverosimili, circondati da fiori, tessuti e uccelli; il tutto colorato attraverso stesure piene e pastose di pastelli e gessi. Il percorso del disegno comincia da sottili variazioni di toni carne, per poi proseguire con un tripudio di vitalità espressiva segnato da contrasti cromatici radicali e infine concludersi in una zona ad alta drammaticità, in cui sono il nero e varie tonalità di rosso a essere protagonisti. 

Nell’ultima sala, inoltre, per la prima volta Viau “libera” alcune figure, lasciandole acquisire individualità e vita propria, strappandone i bordi. Alcuni potrebbero definire “kitsch”, il risultato ottenuto: a noi, al contrario, è piaciuto proprio tanto.  

Francesco Simeti – Tutti Giù Per Terra

📍Francesca Minini | fino al 30 giugno 2026
🎟️ ingresso: libero


Rimaniamo in zona Lambrate anche per la seconda delle mostre a Milano a giugno 2026 che vi consigliamo di visitare. La galleria Francesca Minini ha infatti di recente inaugurato una personale dell’artista siciliano Francesco Simeti (1968), che riunisce una serie di lavori in cui memoria personale, immaginario infantile, cultura popolare e riflessioni sul rapporto uomo/ambiente si intrecciano.

Tutti giù per terra si sviluppa a partire dalla ricerca avviata in occasione della Cheongju Craft Biennale in Corea, incentrata sulle tecnologie contemporanee utilizzate per estrarre intensivamente risorse naturali. Sono difatti le macchine forestali utilizzate per abbattere, sradicare e scorticare gli alberi a ispirare il progetto. Non a caso alcune delle sculture esposte – costruite con pietre scolpite, materiali di recupero e frammenti metallici – ne ricordano altre realizzate dall’artista in giovane età, quando frequentava l’azienda agricola di famiglia ad Alcamo. Ma anche nell’arazzo esposto nella seconda sala natura e macchine coesistono.

La catastrofe ecologica è imminente? Simeti se lo domanda ma preferisce non mostrarcela direttamente, optando per una rappresentazione in cui sono figure ibride, seducenti e al contempo un po’ inquietanti, a suggerirla. 

Social Unrest

📍Matta | fino al 12 settembre 2026
🎟️ ingresso: libero


Un’altra mostra molto interessante da visitare a giugno 2026 (ma proseguirà fino a metà a settembre) è quella in corso presso una galleria d’arte di cui non vi abbiamo ancora mai parlato: Matta, in zona Solari. Curata da Niccolò Gravina questa complessa collettiva è frutto di un percorso durato più di due anni e racconta la rivolta come linguaggio politico persistente, che torna nel tempo.

Entrando nello spazio espositivo ci si ritrova davanti a una barricata concepita dallo studio di architettura Sabotage Practice, che delimita al suo interno i lavori degli artisti coinvolti. All’esterno si trova solo il video-saggio di Bernardette Corporation intitolato “Get Rid of Yourself” (2003); premessa e fonte di ispirazione da cui ha preso il via il progetto, che mescola filmati delle rivolte avvenute a Genova durante il G8 nel 2001 e performance di Chloë Sevigny e membri del gruppo anarchico Black Bloc. All’interno, invece, sculture, video-installazioni, opere tessili e fotografiche di artisti internazionali – Ivan Cheng, Tony Cokes, Satoshi Fujiwara, Hannah Quinlan & Rosie Hastings, Tiffany Sia, Sung Tieu, Hannah Black – e dell’italiano Alessandro Di Pietro.

A essere messa principalmente in discussione? La narrazione mediatica che riduce le sommosse a mere esplosioni di violenza, ignorando come la rottura dell’ordine sia spesso l’unico strumento efficace per immaginare nuovi scenari sociali.

Rirkirit Tiravanija – The House Thet Jack Built

📍Pirelli Hangar Bicocca | fino al 26 luglio 2026
🎟️ ingresso: libero

Passiamo ora a una mostra più da esperire, che da vedere. The House That Jack Built (il titolo richiama una filastrocca inglese del XVIII secolo) è la più ampia retrospettiva mai dedicata alla pratica spaziale e al rapporto con l’architettura presente nell’opera dell’artista Rirkrit Tiravanjia (1961), nato a Buenos Aires ma cresciuto tra Thailandia, Etiopia e Canada (il padre era un diplomatico) e attualmente basato tra New York, Berlino e Chang Mai. Per questo i suoi progetti mettono in dialogo esperienze locali e dinamiche globali, interrogandosi sul modo in cui i luoghi vengono vissuti, rappresentati e immaginati.

Caratteristica fondamentale del lavoro di Tiravanjia è la costruzione di situazioni che prevedono il coinvolgimento del pubblico e l’interazione con le opere. Nel caso di questa specifica esposizione, l’artista ha prodotto opere architettoniche in cui i visitatori possono avere occasioni di incontro legate a esperienze di svago, riposo, cura e convivialità, a cui si accede compiendo un tragitto libero all’interno di un labirinto in tessuto arancione (che si rifà al colore degli abiti tradizionali dei monaci buddhisti). 

Alcuni esempi? L’installazione composta da due modelli di case pensate per far giocare i più piccoli, lasciandoli liberi di colorare sulle pareti e di reinterpretare lo spazio in totale libertà (gli adulti sono ammessi solo come accompagnatori) o la struttura pensata per il gioco di adulti e bambini, dotata di biliardino, dama, scacchi, domino e il mitico jenga (di cui siamo grandi fan, tant’è che non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di farci una partita). C’e poi una tenda in tessuto arancione in cui si può sostare, sedere a un tavolino e prepararsi un , e ancora un parallelepipedo in legno aperto frontalmente, contenente una serie di strumenti musicali, casse e amplificatori messi a disposizione del pubblico, che può decidere di avviare una jam session. Gratuita, originale, adatta a grandi e piccini: per noi assolutamente da visitare!

Piero Portaluppi: l’Arte del Disegno

📍Villa Necchi Campiglio | fino al 18 ottobre 2026
🎟️ ingresso: intero 15€; ridotto 9€

L’unica a pagamento tra le mostre a Milano a giugno 2026 che vi consigliamo di visitare, è invece dedicata al grandissimo architetto milanese Piero Portaluppi ed è in corso presso una delle dimore che egli stesso progettò: Villa Necchi Campiglio. Orfana di una sede, ora che la Casa degli Atellani è stata venduta alla famiglia Arnault, la Fondazione Piero Portaluppi ha conferito al FAI il suo intero patrimonio, ora custodito proprio all’interno dell’incantevole casa-museo che sorge in pieno Quadrilatero del Silenzio.

La visita alla villa, dunque, si arricchisce di un nuovo percorso: tre sale con esposizione permanente di arredi e disegni di Portaluppi e, ogni anno, una nuova mostra temporanea. La prima vede esposti 44 disegni originali. Non solo progetti per palazzi istituzionali, centrali elettriche e casa private, ma anche ironiche caricature risalenti agli anni della formazione al Politecnico e disegni di edifici futuribili, mai effettivamente realizzati. A noi – che amiamo molto lo stile di Portaluppi – è piaciuta davvero tanto; e poi è sempre un piacere passeggiare per le stanze di questa affascinante dimora storica.

Vi ricordiamo, inoltre, essere ancora in corso alcune bellissime mostre a Milano a maggio 2026 di cui vi abbiamo già parlato in precedenza:

E nel frattempo, tra le mostre a Milano a giugno 2026, hanno inaugurato anche:

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